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da TuttoTurismo Marzo 2007 - a cura di Fabrizia Villa e
Francesca Capelli
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Zanzara anofele
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La malaria, in Italia, è stata debellata da molti anni. Fortunatamente non contagiosa da uomo a uomo, con circa 1.000 nuovi casi all'anno resta però la principale "malattia da importazione", colpendo i turisti di ritorno da mete esotiche (soprattutto africane) e, in misura ancora maggiore, gli immigrati che rientrano in patria, dopo alcuni anni passati nel nostro Paese. La malattia è dovuta a un parassita, il plasmodio, che viene inoculato nell'uomo dalla puntura di una particolare zanzara, la anofele. Esistono diversi tipi di plasmodio: Plasmodium vivax, ovale, malariae e falciparum. Ed è quest'ultimo il più pericoloso, perchè, se trascurato, può anche risultare mortale. "Il falciparum è endemico nell'Africa subsahariana, in Papua Nuova Guinea e nelle Isole Salomone", dice Zeno Bisoffi, primario del reparto di Malattie tropicali all'Ospedale Sacro Cuore di Negrar (Verona). "Ed è presente, sebbene in misura minore, in alcune aree dell'Asia e dell'America latina. Per chi ha in programma un viaggio in queste zone, è fortemente consigliata una profilassi preventiva". Non una vera vaccinazione, dunque, ma l'assunzione di farmaci che, in caso di contagio, impediscano lo sviluppo della malattia.
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"Il Plasmodium falciparum è spesso resistente ai vecchi farmaci, come la clorochina", spiega Bisoffi. Per questo l'Organizzazione mondiale della sanità consiglia, per l'Africa e per altre aree a rischio, tre medicinali (da usare in alternativa): meflochina (nome commerciale Lariam), un'associazione di atovaquone e proguanil (Malarone) oppure doziciclina (per esempio, Bassado). Tra tutti, il Malarone è in genere il meglio tollerato. Inoltre, con questa molecola, la profilassi va iniziata soltanto un giorno prima della partenza (rispetto a una settimana richiesta per il Lariam) ed è quindi utile anche a chi ha acquistato un viaggio last minute. Invece, per i soggiorni molto lunghi, o frequenti, la profilassi è controindicata. I farmaci non sono privi di effetti indesiderati e, se l'uso è prolungato, il rapporto costi-benefici non risulta più vantaggioso. Che fare allora?
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Senza farmaci, più prudenza Innanzitutto
seguire comportamenti che consentano di farsi pungere il meno possibile dalle
zanzare. Gli stessi accorgimenti sono peraltro consigliati anche a chi fa la
profilassi: utilizzare repellenti ad alta efficacia, indossare pantaloni e
maglie a maniche lunghe dopo il tramonto e tenersi lontani, di notte, da zone
acquitinose (durante il giorno la zanzara anofele non punge), cercare hotel
dotati di zanzariere alle finestre e sul letto, ricorrere a piastrine e
zampironi. E poi, fare attenzione ai sintomi. "In caso di febbre oltre i
37,5-38°C, è bene cercare un centro medico qualificato per un'analisi del sangue
e una diagnosi", dice Bisoffi. Se questo non è disponibile, come spesso avviene
nei Paesi più poveri o nelle aree rurali, si può ricorrere all'automedicazione
avendo cura di partire, già dall'Italia, con una scorta adeguata di medicinali
(secondo le indicazioni di un centro vaccinale, che possono cambiare di anno in
anno). Non semre, infatti, nelle zone rurali i farmaci sono reperibili. O, se
disponibili in qualche remoto "centro di salute", possno essere scaduti. Non
dimentichiamo che in Africa ci sono ancora molte scorte da smaltire di
clorochina, che viene usata benchè non sia più efficace contro il Plasmodium
falciparum. Meglio, insomma, avere la propria "farmacia di emergenza" con sè.
Ai primi sintomi I medicinali, tuttavia, vanno usati solo in caso di
concreto sospetto di malattia. E', infatti, importante ricordare che
l'incubazione del plasmodio dura come minimo 8-10 giorni, mediamente 15.
Chiarisce Bisoffi: "Una febbre che compare prima di questo periodo non è
sicuramente malaria". A quali farmaci ricorrere? Come prima scelta, gli stessi
utilizzati per la profilassi, a dosi maggiori, ma per brevi periodi. Nel caso
del Malarone, per esempio, quattro compresse tutte insieme per tre giorni
consecutivi. La variante artemisinina Da qualche anno, per la cura della
malattia, si stanno utilizzando le cosiddette ACT, terapie combinate a base di
artemisinina, una molecola estratta da una pianta, l'artemisia, associata a un
altro farmaco. "L'artemisinina ha un'azione molto rapida e intensa, ma degrada
con facilità", dice Giancarlo Majori, direttore del centro collaboratore Oms del
reparto di Malattie trasmesse da vettori e sanità intrnazionale dell'Istituto
superiore di sanità. "La combinazione con un'altra molecola, dall'azione più
lieve ma più persistente, serve a compensare". Alle terapie ACT si ricorre solo
in caso di diagnosi certa. Non si tratta, insomma, di "pillole da
autoprescrizione" consigliate al turista. "Anche perchè queste molecole servono
a trattare i ceppi di falciparum resistenti a tutti gli altri farmaci e per
questo è bene non abusarne", dice Majori, che nel suo laboratorio si occupa
anche di studiare la farmacoresistenza dei diversi ceppi di falciparum. La
scelta, insomma, spetta al medico, sulla base della situazione clinica del
malato.
Aspettando il vaccino Siamo in fatti
lontani da un possibile vaccino, malgrado ce ne siano sei in corso di
sperimentazione. "'L'Oms ha escluso che diventino una realtà prima del 2025".,
aggiunge Majori. "La difficoltà sta nel ciclo vitale del plasmodio". Una volta
entrato nell'organismo, il plasmodio resta in circolo per circa 30 minuti
(stadio di sporozoita). Poi migra nel fegato, dove non dà sintomi, per circa una
settimana. Successivaente (stadio di merozoita), infetta i globuli rossi,
provoca febbre e una grave anemia, infine danneggia il cervello e altri organi.
"I vecchi vaccini erano diretti contro il plasmodio allo stadio iniziale, ma i
tempi a disposizione per provocare una reazione immunitaria erano troppo
ristretti", spiega Majori. "Un'altra possibilità, tutta da esplorare, sono i
vaccini detti blocking, che impediscono la riproduzione del plasmodio nella
zanzara, quando qusta punge l'uomo. Sono vaccini "altruistici", perchè non danno
immunità al singolo, ma limitano i contagi nella collettività". Ma in questo
campo non si prevedono grandi novità per i prossimi anni, quindi la prevenzione
più efficace restano ancora i comportamenti corretti e, quando possibile, la
profilassi. "Sebbene questa non garantisca la totale copertura", afferma
Bisoffi, "chi la segue correttamente e per tutto il tempo consigliato,
difficilmente si ammala".
I casi da aeroporto A proposito di futuro,
è vero che i cambiamenti climatici, con il riscaldamento globale del pianeta,
rischiano di riportare la malaria anche in Italia? "E' un'ipotesi poco
credibile, almeno a breve e medio termine", dice Bisoffi. "E comunque non in
modo endemico. Si sono verificati i cosiddetti "casi da aeroporto" (persone mai
state in Africa punte da zanzare anofele arrivate dall'estero in aereo); o anche
casi di trasmissione a medici con aghi infetti. Ma si tratta di casi sporadici",
conclude.
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Domande e Risposte: VERO o FALSO?
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Dalla malaria non si guarisce mai
completamente. |
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FALSO La guarigione, se il malato viene
curato in modo corretto, è completa |
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Se durante il viaggio non si è stati punti da
zanzare si può sospendere la profilassi appena rientrati. |
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FALSO La sensibilità alla puntura di
zanzara varia da persona a persona e l'anofele, tra tutte, è una di quelle che
provocano minore irritazione. |
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E' possibile ottenere un'immunità
naturale. |
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VERO Chi vive in luoghi dove la malaria
è endemica e si ammala più volte, alla lunga sviluppa una forma d'immunità. Che
perde se si allontana per un tempo prolungato dal luogo d'origine, come accade
agli immigrati che tornano in patria, dopo aver soggiornato ininterrottamente in
Italia per 3-4 anni. |
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In caso di malattia è sempre consigliato il
ricovero. |
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VERO In alcuni casi è possibile
trattare il paziente a livello ambulatoriale, ma la persona deve essere in buone
condizioni fisiche e avvalersi dell'assistenza di un congiunto. |
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La febbre della malaria è sempre intermittente:
dura alcuni giorni, poi scompare per tornare di nuovo. |
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FALSO Questo non accade per il
falciparum. Può verificarsi per altri tipi di plasmodio. In caso di febbre
sospetta nei mesi successivi al rientro è sempre bene sottoporsi a un esame del
sangue. |
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La malattia può manifestarsi anche dopo 6 mesi e
oltre dal rientro. |
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VERO e FALSO
Non è vero nel caso del falciparum, che si manifesta non oltre tre mesi dal
rientro. Può accadere, raramente, per gli altri tipi di plasmodio. |
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La vitamina B, assunta per tutta la durata del
viaggio, conferisce alla pelle un odore sgradevole per le zanzare. |
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FALSO L'unica difesa contro le punture
sono i repellenti "a schermo totale" e le zanzariere. |
| E' più facile avere una diagnosi corretta in
Africa che in Italia. |
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FALSO In Africa c'è la tendenza alle
"diagnosi facili", soprattutto nei confronti degli occidentali, per timore di
trascurare la malattia e andare incontro a complicanze.
| Farmaci: Come, Dove e Quando |
I Centri d'Eccellenza in Italia |
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Meflochina (Lariam)
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Ospedale Amedeo di
Savoia |
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Si inizia una settimana prima della partenza e si prosegue per 4 settimane al
rientro (una compressa a settimana).
Non più di 12 settimane di trattamento, salvo eccezioni
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Torino - tel.
0114393843 http://www.asl3.to.it/ospedali/AmedBirago.asp |
| Atovaquone-proguanil
(Malarone) |
Ospedale Sacco
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Da un giorno prima della partenza a una settimana dopo il rientro (una
compressa al giorno).
Non oltre 35 giorni di trattaemnto, salvo eccezioni
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Milano - tel. 0239041
www.hsacco.it |
| Doxiciclina
(Bassado) |
Ospedale Sacro Cuore
Don Calabria |
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Da un giorno prima della partenza e per quattro settimane dopo il rientro
(una compressa al giorno).
Non più di 16 settimane di trattamento
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Negrar (Verona) - tel. 0456013111
www.sacrocuore.it |
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Azienda ospedaliera
Spedali Civili |
Brescia - tel. 0303995808
www.spedalicivili.brescia.it |
| Azienda ospedaliera
Careggi |
Firenze - tel. 0557947790
www.ao-careggi.toscana.it |
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